Tattica e strategia sono due concetti molto usati in azienda, e derivano evidentemente dal mondo militare. Ci puoi illustrare la differenza?
Tattica e strategia sono esclusivamente riferibili alle scienze militari. Vi leggo una frase che credo chiarisca molto bene il concetto: “la strategia studia le leggi di insieme del conflitto. Compito della tattica è di studiare i singoli aspetti che reggono una particolare situazione. Esiste quindi una relazione strutturale tra strategia e tattica, con la grammatica tattica non si possono correggere difetti di logica strategica. E’ altrettanto vero che la logica strategica deve tenere conto delle esigenze della grammatica tattica”.
Questa frase è di Mao Tse Tung, che richiama concetti già espressi da Sun Tzu; direi dunque che la differenza tra tattica e strategia sono elementi fondamentali della condizione e della capacità di essere leader. Strategia, dal greco “stratein agros”, condurre un esercito, e tattica, dal greco “taktikè”, ordinare le cose. La tattica è sempre ancella della strategia. Il disegno strategico è sempre primari: pensiamo ad Annibale, la grande traversata delle Alpi per giungere sul territorio di Roma, pensiamo a Cesare che sposta il conflitto dalla Gallia alla Britannia.
La superiorità strategica, la visione di lungo periodo che dà la capacità poi di tradursi in azioni operative, un insieme schematico e ordinato, quindi la tattica. E lo strumento attraverso al quale traduciamo un pensiero, un progetto di lungo periodo, il sogno in quegli strumenti operativi che consentono poi di vincere nella quotidianità.
E in azienda? Quali errori fanno i manager più di frequente?
L’errore che si fa più frequentemente è quello di confondere la tattica con la strategia, cioè l’esercizio dello strumento quotidiano con il sogno, il percorso di lungo periodo, l’obiettivo. Anche i questo caso vorrei leggervi una frase “tra strategia e tattica la differenza non è quantitativa, ma qualitativa. Tattica è la scienza di dare applicazione al concetto strategico.” Se manca il concetto strategico, possiamo essere i migliori tattici del mondo, avere in azienda le migliori soluzioni, le migliori risorse, i migliori processi organizzativi, i migliori assetti organizzativi, ma siamo destinati tragicamente a fallire.
Prendiamo per esempio sempre l’arte belli. Se ripensiamo alla seconda guerra mondiale, una capacità assolta di grande prevalenza strategica da parte dei tedeschi e del loro esercito in generale, ma mancava la complessità, il disegno strategico di lungo periodo. E’ impossibile aprire tanti fronti contemporaneamente, avere un disegno che potesse consentire di prevalere a Occidente, a Oriente, in Africa, al Sud e al Nord, quindi aprendo una complessità totale. Sul piano tattico assolutamente superiori, sul piano strategico era impossibile raggiungere una vittoria.
Gli errori servono solo se impariamo a non rifarli. Dalle grandi sconfitte in guerra, c’è qualcosa che possiamo imparare?
La storia è una severa maestra, ma le sue lezioni costano care. Io credo che ci sia molto da imparare, soprattutto perché se noi guardiamo i miliardi di anni di storia militare, abbiamo da imparare una lezione straordinaria: gli Dei rendono arroganti coloro che vogliono distruggere. E’ una frase tratta da Omero, l’Iliade, e in qualche modo da me ereditata.
Se guardiamo delle grandi catastrofi militari sono sempre contraddistinte prima da un elemento: gli Dei hanno reso arroganti coloro che volevano distruggere, li hanno dunque messi in condizioni di fare cose che non erano in grado di fare. Pensiamo a Napoleone, alla campagna di Russia e a quella di Spagna: Napoleone non era in grado logisticamente di reggere l’afflizione rappresentata da andare a combattere a 3000km dalle sue basi logistiche, ma gli Dei lo hanno reso arrogante, ci è andato, e lì ha trovato l’inizio della sua parabola discendente. La stessa cosa possiamo riprenderla sulla II Guerra Mondiale: anche lì torna l’elemento dell’Oriente.
E ancora, in tante avventure della nostra Roma antica: i Romani vogliono andare a Nord, e anche i questo caso gli Dei li resero arroganti ed indussero le persone a fare cose che non potevano fare, quindi a sconfitte inevitabili. Se guardiamo le storie aziendali degli ultimi periodi, credo che abbiamo molto da imparare. Molte volte abbiamo visto arroganza che si è inevitabilmente tradotta in grandi fallimenti: pensiamo alla storia recentissima delle grandi bolle speculative legate al mondo della tecnologia e della comunicazione. Erano molto arroganti.
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